Abbazia S. Salvatore e S. Lorenzo a Settimo

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Mancano notizie certe sulle origini dell'Abbazia: la tradizione sostiene la presenza di un oratorio dedicato a San Salvatore dove era riunita una comunità religiosa. I primi documenti relativi all'abbazia sono riferibili al X secolo. La fondazione del monastero risale agli inizi del XI secolo per volontà del conte Lotario, membro della famiglia dei Cadolingi, signori di Borgonuovo (Fucecchio), il quale donò l'abbazia ai monaci benedettini. L'abbazia fu teatro della famosa Prova del Fuoco del 1068, esito di quella lotta  condotta dai Vallombrosani di Giovanni Gualberto (invitato dai Cadolingi a riformare il monastero di S. Salvatore) contro il vescovo fiorentino Pietro Mezzabarba, accusato di simonia. Ancora oggi, ogni anno, nella piazza antistante l'abbazia, viene organizzata la rievocazione storica di tale evento. Nel 1236 secondo le volontà del papa Gregorio IX il monastero venne conferito ai monaci cistercensi dell'abbazia senese di San Galgano. Grazie ai monaci cistercensi l'abbazia raggiunse il massimo splendore: avviarono una serie di lavori di ristrutturazione e ampliamento di tutto il complesso e intrecciarono stretti rapporti con la Repubblica di Firenze rivestendo importanti cariche pubbliche. Nel 1371 la Repubblica Fiorentina decise di munire la Badia di un sistema di difesa caratterizzato dalla costruzione di fossa e mura. Una nuova fase dei lavori interessò l'abbazia nel Quattrocento, quando ne divenne abate commendatario Domenico Capranica. Dopo una serie di eventi sfortunati accaduti dal XVI secolo, come l'assedio di Carlo V nel 1529, l'abbazia attraversò un lungo periodo di declino fino al 1783, quando l'ordine fu soppresso dal Granduca Pietro Leopoldo e il monastero fu parzialmente venduto a privati. Durante la seconda guerra mondiale, nel 1944, l'abbazia subisce gravi danni alla struttura, oltre alla distruzione del campanile (oggi ricostruito completamente) e della torre del Colombaione. Perso è il tabernacolo trecentesco posto sulla torre, con il Cristo pantocratore in trono con affianco i Santi Benedetto e Bernardo. 
La chiesa è riferibile all' XI secolo ha un impianto basilicale, divisa in tre navate concluse da absidi semicircolari ed è dotata di una cripta. La copertura è a capriate lignee, dipinte da un pittore fiorentino della fine del Duecento e conservano tutt'ora motivi floreali e figure dei santi. All'interno della chiesa, nelle navate laterali, è possibile ammirare, sulla parete sinistra, la grande tavola di Domenico Buti rappresentante il "Martirio di S. Lorenzo" del 1574 e la tela di Giacinto Gemignani raffigurante il miracolo eucaristico di San Bernardo.
Sulla parete sinistra è posta la sepoltura dell'XI secolo delle contesse Gasdia (vedova del conte Guglielmo Bulgaro) e Cilla, intarsiata in marmo bianco e verde di Prato, con frontone e iscrizione latina. Nella stessa parete, vicino alla Cappella di San Quintino, è presente la lastra tombale del poeta Dino Campana, qui sepolto dopo una vita tormentata e conclusa a Castelpulci. La Sacrestia ospita tre importanti tavole: l'Adorazione dei Magi dell'artista Domenico Ghirlandaio, la Riposizione del Sepolcro della scuola del Ghirlandaio e la Deposizione dalla Croce di Francesco Botticini. L'abside maggiore è in stile rinascimentale con il fregio in terracotta invetriata dell'artista Benedetto Buglioni, con teste di cherubini e  ghirlande con l'Agnus Dei. Nei pennacchi sono presenti i resti degli affreschi rappresentanti l'Annunciazione di Domenico Ghirlandaio. A sinistra dell'abside è posto un ciborio in marmo, opera della scuola fiorentina della seconda metà del Quattrocento attribuita alla scuola di Donatello, forse realizzata dal Rossellino. Del 1639 è l'altare maggiore, realizzato in marmi e pietre dure. Dalla sacrestia è possibile raggiungere la Cappella di San Jacopo, edificata nel 1315 dalla famiglia Spini e affrescata da Bonamico di Cristofano detto Buffalmacco. Precedentemente questo ambiente accoglieva l'armarium, ovvero il luogo dove venivano custoditi e conservati i codici. La Cappella di San Quintino, posta a sinistra del presbiterio, è stata affresca nel 1629 da Giovanni da San Giovanni, grande frescante del Seicento fiorentino. Vengono qui raffigurate le storie della vita del santo e custodite le sue reliquie del III secolo d. C. A nord della chiesa è presente il chiostro dei Melaranci su cui si affaccia il Palazzo dell'abate che ospita, all'interno del refettorio, i due busti reliquiari delle compagne di martirio di S. Orsola, ovvero due mezzi busti di giovani figure femminili di scuola francese, riferibili al XV secolo. Gli altri ambienti che si articolano intorno al chiostro maggiore, posto a sud dell'intero complesso monastico, sono di proprietà privata e quindi non visitabili. Questi ambienti, , destinati allo svolgimento delle attività quotidiane dei monaci, versano in un grave stato di degrado in attesa della loro riacquisizione.

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Dove / Punto di ritrovo

Associazione Amici della Badia di Settimo - 50018 Scandicci (FI)

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