Rockin’1000 a Firenze: due chiacchiere con il suo ideatore Fabio Zaffagnini

Il fondatore dell’iniziativa che unisce oltre mille musicisti sullo stesso palco ci racconta com’è nata e come si sta evolvendo.

Sia che tu sia un frequentatore seriale di concerti, sia un semplice amante della musica dal vivo, quest’estate a Firenze c’è un evento musicale senza precedenti assolutamente da non perdere: il Rockin’1000 That’s Live 2018. Un’esperienza musicale che non ha uguali, con circa 1600 musicisti provenienti da tutta Italia che si riuniranno in un unico luogo per suonare classici del rock, famosi in tutti il mondo. Ma come è iniziato tutto ciò?

Probabilmente il volto di Fabio Zaffagnini, ideatore e general manager di Rockin’1000, non ti è sconosciuto, perché è uno dei protagonisti del video virale del primo Rockin’1000 realizzato a Cesena, in Emilia Romagna, qualche anno fa. Fino a luglio 2015, Fabio era solo uno dei tanti appassionati di musica desideroso di portare una delle sue band preferite, i Foo Fighters, nella sua città natale. “È iniziato come un gioco”, afferma. “Volevo che i Foo Fighters venissero nella mia città natale, ma non c’era alcun modo che tutto ciò si avverasse senza un invito veramente speciale”.
Ma grazie al suo spirito di iniziativa e un pizzico di follia, ha avuto l’idea geniale di creare il più grande tributo che una rock band avesse mai ricevuto, invitando 1000 persone a suonare insieme nello stesso luogo “Learn to Fly”, una delle hit più conosciute dei Foo Fighters, ed invitando formalmente la band a Cesena.


Il video, che ha richiesto un anno di sforzi ed organizzazione, per non parlare dell’abbondante lavoro svolto gratuitamente, è divenuto virale sul web, arrivando ad ottenere 44 milioni di visualizzazioni su YouTube ed è stato visto dagli stessi Foo Fighters. Dave Grohl in persona ha deciso di rispondere alla chiamata con un proprio video e, nel giro di qualche mese, il concerto a Cesena della rock band americana è diventato realtà.

L’attività di Fabio è proseguita, spinta dall’amore per la musica e dalla convinzione che anche le persone comuni possano fare la differenza: è questo lo spirito stesso che anima Rockin’1000. I concerti organizzati sono diventati sempre più grandi e raggiungeranno quota 1600 persone nello show del 21 luglio allo Stadio Artemio Franchi di Firenze.
 “Coinvolgiamo musicisti di tutti i livelli, dai principianti ai professionisti; la maggior parte di queste persone si esibisce nei pub o semplicemente canta sotto la doccia, ma tutti vogliono diventare rockstar. Magari non potranno farcela da soli, ma quando si riuniscono tutti insieme, sono capaci di riempire gli stadi.”

Il muro del suono, come lo chiama Fabio, è ciò che renderà questo concerto a Firenze indimenticabile. “Devi immaginarti 1600 persone – e ciò significa 400 chitarristi, 300 batteristi, 300 bassisti... non abbiamo nemmeno bisogno di un impianto audio; i musicisti porteranno i propri amplificatori e questi sicuramente basteranno a far tremare la terra!”. 

Di seguito le domande che abbiamo fatto a Fabio sulla storia di Rockin’100 e sul concerto di Firenze.


Come è cambiata la tua vita quotidiana dopo l’incredibile successo virale del video “Learn to Fly”?
È cambiata, molto! Ho lasciato il mio precedente lavoro e mi sono dedicato completamente a Rockin’1000. Mi sveglio ogni mattina pensando a come farlo crescere e mi sforzo tutto il giorno di stare al passo con tutti gli impegni che questa attività richiede. La verità è che Rockin’1000 è molto più di un semplice lavoro, è come una missione, si tratta di diffondere un messaggio che va al di là della musica.

Dopo un successo così straordinario, senti la pressione di doverti inventare sempre qualcosa di nuovo?
Certo che la sento, la nostra community di musicisti, coloro che ci seguono, si aspettano sempre cose più grandi e noi cerchiamo di soddisfare le loro esigenze. Nessuno sa dove ci porterà tutto ciò.

Perché proprio Firenze come prossima destinazione?
Firenze è la città dell’arte, è molto facile da raggiungere e ha ottimi servizi di alloggio. Negli ultimi anni il rock si è ritagliato i suoi spazi e sono stati organizzati grandi eventi. È la location perfetta per noi.

Come è stata coinvolta Courtney Love con il gruppo? Puoi darci informazioni dettagliate sulla sua partecipazione all’evento del 21 luglio?
Volevamo assolutamente suonare con una grande rockstar, un’icona. Siamo stati messi in contatto con Courtney grazie a Only the Brave Foundation, che è stata coinvolta in una partnership di beneficienza con la comunità di recupero di San Patrignano. Courtney ha accettato immediatamente, probabilmente affascinata dall’idea di suonare circondata da così tanti musicisti. Nessuno prima d’ora ha mai fatto qualcosa del genere, siamo emozionatissimi. 

La maggior parte dei musicisti che ha suonato nel video, suonerà nuovamente o la line-up è cambiata drasticamente?
Cinquanta e cinquanta: alcuni sono musicisti che hanno già suonato, altri sono nuovi. Adesso Rockin’1000 è una community di migliaia e migliaia di persone provenienti da tutto il mondo. Tutte le volte che lanciamo un nuovo evento, i primi che confermano la loro disponibilità sono quelli che sicuramente parteciperanno; gli altri sono aggiunti ad una lista d’attesa. Diciamo che è una questione di velocità.

Puoi darci una piccola preview dei brani che suonerete a Firenze?
Certo che sì. Suoneremo (in ordine sparso): Don’t Look Back in Anger degli Oasis; Uptown Funk di Mark Ronson & Bruno Mars; Numb dei Linkin Park; Shoot to Thrill degli AC/DC; Killing in The Name dei Rage Against the Machine; Learn to Fly dei Foo Fighters; Sympathy for the Devil and Hush dei Rolling Stones; un medley dei Deep Purple; Won’t get Fooled Again di The Who; Where is My Mind? dei The Pixies; Born to Run di Bruce Springsteen; Smells Like Teen Spirits dei Nirvana; Blitzkrieg Bop dei Ramones; Celebrity Skin and Malibu delle Hole; and Hard to Handle di Otis Redding.

Dave Grohl e Foo Figherts a parte, chi sono i musicisti che ti ispirano o quali sono gli album che hanno cambiato la tua vita?
Domanda difficile. Tendo a dividere le band che mi piacciono in categorie, in base a quale parte del corpo mi toccano. I Led Zeppelin, i Nirvana e gli AC/DC, ad esempio, mi lasciano senza fiato, i Beatles, Neil Young e Vinicius de Moraes mi arrivano dritti al cuore. Bob Dylan e Jimi Hendrix invece stimolano la mia mente. Non so se ci sono stati album che hanno cambiato la mia vita, probabilmente gli album che mio padre ascoltava quando si riposava in salotto: Experience di Jimi Hendrix e The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd – forse proprio questi due mi hanno indicato la strada da percorrere. 

In alcune interviste passate hai spesso affermato che l’Italia non è un posto facile dove “realizzare cose nuove”. Quale messaggio speri che Rockin’1000 possa mandare sia agli italiani che agli stranieri? L’esperienza ha cambiato il tuo modo di vedere le possibilità nel tuo paese d’origine?
Beh, noi italiani abbiamo sempre vissuto con l’idea che per fare qualcosa nella vita devi avere le giuste conoscenze, poiché non c’è modo di costruire un tuo progetto senza avere certi contatti. Con Rockin’1000 abbiamo dimostrato che non è così, e probabilmente ciò può contribuire a diffondere una speranza per tutti, ovunque (attenzione, non sto dicendo che i contatti sono inutili: se li avessimo avuti, non avremmo avuto le tante difficoltà che abbiamo incontrato!).



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Credits foto: Andrea Bardi e Marco Badiani

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